Guidare in stato di ebbrezza

In Estate fa davvero molto caldo e, spesso, per darsi una rinfrescata in compagnia degli amici, si è soliti trascorrere le serate presso i lidi, per respirare aria di mare e per bere un buon drink. Sebbene sia consigliabile consumare sempre cocktail alla frutta, accade spesso che si consumino drink alcolici. In tale ultimo caso, il lettore sa bene che la legge italiana vieta la guida in stato di ebbrezza. Ciò che non conosce, probabilmente, sono le conseguenze che ne derivano.

Ai fini dell’accertamento dello stato di ebbrezza, la forza pubblica si serve di uno speciale strumento di misurazione: l’etilometro. Esso determina la quantità di alcool, espressa in grammi, contenuta nel sangue, espresso in litri.

La soggezione all’accertamento presuppone il consenso del conducente: tuttavia, in caso di incidente stradale e conseguente affidamento del conducente alle cure mediche, è possibile procedere all’accertamento in ospedale, attraverso un prelievo ematico che non necessita del consenso.

Il conducente è considerato in stato di ebbrezza quando viene accertato un valore del tasso alcolemico superiore a 0,5 g/l. Ciò significa che non può essere sanzionata la guida di chi presenti un valore del tasso alcolemico compreso tra 0 e 0,5 g/l.

Se il valore del tasso alcolemico è compreso tra:

• 0,5 e 0,8 g/l, il conducente commette illecito amministrativo: si applicherà la sanzione amministrativa da € 500 a € 2.000, nonché la sospensione della patente da 3 a 6 mesi

• 0,8 e 1,5 g/l, il conducente commette reato: si applicherà l’ammenda da € 800 a € 3.200, la decurtazione di 10 punti, nonché la sospensione della patente da 6 mesi a 1 anno

• superiore a 1,5 g/l, il conducente commette reato: si applicherà l’ammenda da € 1.500 a € 6.000, la decurtazione di 10 punti, nonché la sospensione della patente da 1 a 2 anni, oltre la confisca del veicolo, a meno ché non sia di proprietà altrui.

Il conducente che rifiuti di sottoporsi all’accertamento è punito con le medesime pene applicabili nel caso in cui fosse riscontrato un tasso di alcolemia superiore a 1,5 g/l. La Cassazione, però, con la sentenza 21192/2012, ha specificato che non sussiste il reato qualora il conducente, che non abbia provocato incidente stradale, accetti di eseguire l’accertamento presso il comando, piuttosto che sul luogo del fatto.

In caso di incidente stradale, derivante dalla guida in stato di ebbrezza, tutte le sanzioni anzidette sono raddoppiate e, in aggiunta, viene disposto il fermo amministrativo del veicolo per 6 mesi, salvo che lo stesso appartenga ad altri. Infine, se il valore del tasso alcolemico è superiore a 1,5 g/l, viene finanche revocata la patente di guida.

La Cassazione a Sezioni Unite, con la sentenza 5396/2015, ha avuto occasione di chiarire che la forza pubblica, prima di effettuare l’alcool test, ha l’obbligo di avvisare il conducente della possibilità di nominare un avvocato di fiducia affinché presenzi all’accertamento. In difetto, si considera nulla la sanzione penale. Ciò vale solo per i valori alcolemici che costituiscono reato, ma non anche per il valore alcolemico compreso tra 0,5 e 0,8 g/l, che giustifica, invece, la sanzione amministrativa. La Cassazione, infatti, con la successiva sentenza 12474/2015, ha specificato che se il tasso alcolemico è compreso tra 0,5 e 0,8 g/l, il conducente può non essere avvertito circa la possibilità di richiedere l’intervento del proprio avvocato. In questo caso, l’accertamento ha soltanto un carattere esplorativo, tale da escludere che lo stesso possa considerarsi rientrante tra quegli atti che necessitano l’avviso circa la possibilità di farsi assistere da un difensore.

Per effetto della recente riforma del codice penale, il reato di guida in stato di ebbrezza può essere archiviato se il fatto viene ritenuto dal giudice “tenue”, vale a dire quando, ad esempio, la pena è meramente pecuniaria (come lo è, appunto, l’ammenda prevista per il reato di guida in stato di ebbrezza). Ciò significa che, nel caso in cui il conducente venga sorpreso alla guida con un tasso alcolemico tra 0,8 e 1,5 g/l, o superiore a 1,5 g/l, egli potrebbe beneficiare dell’archiviazione, sempre ché il conducente non sia recidivo e, dalla condotta, non sia derivato un sinistro con la morte di taluno, così evitando la condanna all’ammenda, nonché le pene accessorie della sospensione della patente e della confisca del veicolo. Paradossalmente, il conducente sorpreso alla guida con un tasso alcolemico molto esiguo, vale a dire tra lo 0,5 e 0,8 g/l, benchè il fatto sia obiettivamente meno grave rispetto alla guida con tassi superiori, dovrà pagare la sanzione amministrativa e subire la sospensione della patente.

Il reato di guida in stato di ebbrezza è punibile anche a titolo di colpa, ad esempio per aver assunto, prima di mettersi alla guida, un determinato farmaco. Non importa, dunque, se l’alterazione sia imputabile, o meno, alla consumazione di un drink di troppo. A chiarirlo è stata la Cassazione con la sentenza 43729/2013, secondo cui, ogni automobilista, deve evitare di assumere bevande alcoliche quando possono avere una pericolosa sinergia con eventuali farmaci assunti poco prima. Pertanto, il superamento anche infinitesimale del limite dovuto all’assunzione di un farmaco non fa venir meno il reato di guida in stato di ebbrezza. Ne discende che il reato in esame è punibile anche a titolo di colpa, nel senso che non è necessaria una precisa volontà e coscienza del conducente di mettersi alla guida nonostante la sbornia. Ciascuno, infatti, deve prestare la massima diligenza, evitando di assumere bevande alcoliche quando esse possono causare alterazioni dei riflessi con eventuali farmaci assunti in modo concomitante. La Corte ha, poi, aggiunto che l’esito positivo dell’alcotest costituisce prova della sussistenza dello stato di ebbrezza ed è onere dell’imputato fornire eventualmente la prova contraria a tale accertamento, dimostrando, ad esempio, che l’alterazione del proprio valore alcolemico sia dovuta esclusivamente all’uso di prodotti medicali idonei a influenzare l’esito del test, oppure dimostrando vizi specifici (e non generici) di strumentazione, o di metodo, nell’esecuzione dell’aspirazione.

Non si dimentichi che, per accertare la guida in stato di ebbrezza, si può procedere con qualsiasi mezzo, anche sulla base dei sintomi dimostrati dal conducente al momento dell’alt, intimato dagli agenti. Quando non è possibile eseguire il test con l’etilometro, ovvero qualora venga effettuata solo una prova (senza la seconda, che ha la funzione di verifica e conferma della prima), la forza pubblica può sempre procedere all’accertamento sintomatico. Ciò significa che gli agenti possono contestare il reato di guida in stato di ebbrezza accertando (e inserendo in verbale) l’odore vinoso dell’alito, l’andatura irregolare lungo una linea longitudinale, la irregolarità della guida, il rossore degli occhi, la copiosità della saliva fuori dalla bocca. Poiché gli agenti potrebbero facilmente confondere, in assenza di strumentazione tecnica, uno stato di lieve ebbrezza con uno stato di ebbrezza grave, in caso di condanna il giudice dovrà fornire un’adeguata motivazione in ordine agli evidenti sintomi che avevano connotato uno stato di ebbrezza non lieve (Cassazione, sentenza 10454/2015).

Una curiosità. Se non hai rispettato lo stop e hai urtato il veicolo condotto da persona in stato di ebbrezza, sei sempre responsabile. Infatti, è da considerarsi responsabile colui il quale ha posto in essere una condotta che sia stata la causa diretta dell’evento dannoso, e ciò anche se l’altro conducente guidava in stato di ebbrezza. In altre parole, non è colpevole il conducente ubriaco che abbia tamponato il veicolo condotto da altri, quando il suo compromesso stato psico-fisico non abbia determinato il sinistro stradale.

Un consiglio: se proprio non vuoi dissetarti con un buon drink analcolico, quantomeno fai guidare il buon vecchio e caro amico Astemio!

Buona Estate,

Avv. Ivan Cascardo.

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